ARTE

L’importanza dell’ARTE in un’Educazione Spirituale

La vita si muove per settenni.

Da Gurdjieff a Steiner, da Osho alla tradizione Eish Shaok, nelle scuole spirituali questo pensiero è ormai la base di ogni principio e studio dell’evolvere dell’uomo in questa sua esperienza terrena.

Molto del nostro approccio spirituale deriva dallo studio di questi grandi Maestri e, in linea con i loro principi, diamo voce qui alla nostra visione sul rapporto tra l’Arte e il Bambino nel suo primo settennio di vita.

Da 0 a 7 anni si creano le basi di ciò che darà forma alla vita del bambino e all’adulto che sarà; egli, ricercando, guardando, toccando, sperimentando con tutto se stesso ciò che lo circonda, fa suo ciò che dall’esterno gli viene incontro e costruisce dentro Sé il proprio modo di guardare e agire nei confronti della realtà, delle relazioni, della vita.

In questa fase esiste ancora una connessione naturale e immediata con la percezione di una guida interiore che permette al bambino di orientarsi: Maria Montessori lo chiama “Maestro Interiore”; Steiner “Scultore Interiore”; seguendo le basi spirituali, noi lo chiameremo qui “Spirito”, intendendo l’insieme di consapevolezza profonda e antica che proviene dall’insieme delle nostre vite passate.

Affinché la grandezza interiore di ogni bambino non venga repressa o dimenticata, questa età si pone come fase più delicata e importante per mantenere una fusione tra le parti: Corpo – Spirito – Anima.

L’arte per il bambino rappresenta quel ponte che mette in connessione tutte le sue parti, è qualcosa che avviene naturalmente nel suo profondo; così come la respirazione e il battere del cuore avvengono spontaneamente e ritmicamente, anche l’arte va incontro alla naturale crescita del bambino senza porlo in una situazione di fatica come invece richieste razionali, a questa età, farebbero.

Ogni bambino ha il diritto di lasciarsi fluire attraverso l’arte e ogni adulto ha il dovere di conservarlo per Sé e per i bambini che ha accanto.

Spesso si tratta invece di un diritto che viene sottratto ai bambini, giorno per giorno, senza che come adulti ce ne accorgiamo. Lo facciamo quando mettiamo in atto dinamiche controproducenti, quando commentiamo i disegni, quando chiediamo al bambino di spiegare cos’ha rappresentato, quando interveniamo correggendo o modificando le sue rappresentazioni senza rispettare la spontaneità emersa.

Non conoscendo ciò che accade nell’incontro tra il bambino e il foglio spesso, inconsapevolmente, interveniamo interrompendo la connessione tra le parti che sta avvenendo invece naturalmente in profondità.

Attraverso l’arte il bambino dà forma al proprio mondo, ne prende parte attiva e ne dà un’interpretazione “Umanamente Interessante”.

Il piccolo artista in questo modo porta fuori e dà forma a parti di Sé che così può conoscere e ri-conoscere, facendo esperienza di un principio fondamentale: familiarizzare con l’Ignoto.

Imparerà, così, a guardare al non conosciuto e non visibile non con paura, come accade per molti, ma con sguardo di curiosità, con spirito di avventura per arrivare infine a sentirsi Libero.

Due delle Forze che da adulti dovrebbero dominare la Vita trovano così il loro riassunto nell’Arte già dall’Infanzia: Libertà e Piacere.

Avere occasione sin da piccoli di guardare alla vita attraverso questi occhiali, permetterà in futuro di non deviare queste forze, di non confondere dunque il desiderio di Libertà con fuga e ribellione.

Libertà non è infatti assenza di regole o limiti ma, come insegna la Tradizione Eish Shaok, assenza di EGO ingombrante e fermo nella sua quotidianità.

L’arte si fa accompagnatrice dunque di un nuovo modo di vedere la realtà.

Educare i bambini all’arte significa educare ad una nuova visione di Umanità: connessa, libera, sensibile, ingegnosa, felice.